Tutti morimmo a stento. Il grande ritorno del vinile

27 agosto 2018
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Non stiamo parlando della ritrovata passione per i 45 giri, che da qualche anno è tornata a travolgere gli amanti della musica di tutte le età, ma di un importante, recente ritrovamento nell’ambito della produzione artistica di Dante Bighi.

 

Si tratta infatti di un prezioso cofanetto ideato e realizzato nel 1968, per contenere il vinile di Tutti morimmo a stento, secondo album di Fabrizio De André, pubblicato dalla Bluebell Records.

IL RITROVAMENTO

“…o forse storie … la vita di Dante Bighi possiede ancora un ricco capitale e forte appeal narrativo fecondo di fatti e manufatti tuttavia ancora non svelati….un pozzo infinito da cui attingere …lo hai aperto tu… lui era li chiuso da decenni… una sorta di scatola magica che si apre solo a fronte di parole misteriose ed esoteriche che forse sole Lei conosce. Un abracadabra recitato da qualcuno e Lei pronta si schiude lasciando uscire favole, vicende, narrazioni ormai stanche di vivere compresse e strette una a fianco dell’altra. Solo chiedono di essere liberate per riappropriarsi della loro dignità e veemenza, proprio come son nate, consapevoli di essere foriere di contenuti rari che solo orecchie di buon intenditore possono ascoltare. Vicende fiere di ritornare libere, impettite in un abito di superbia e nobiltà che un sarto scrupoloso come Dante Bighi ha confezionato e poi, malauguratamente, rinchiuso in uno scrigno per un futuro che ancora doveva venire. Affinché qualcuno Le scovasse…”

Siamo attorno agli inizi di giugno del 2018 quando, durante una delle prime giornate estive afose, il centro studi Dante Bighi riceve una telefonata da Milano. Un tal Claudio Sassi, prima si presenta, poi spiega il senso della telefonata e quindi introduce il progetto che sta scrivendo, una opera fondamentale nella storia e nella cultura della canzone italiana del secolo scorso, un libro dal titolo Tutti morimmo a stento che ripercorre la genesi del disco omonimo di Fabrizio De André a 50 anni dalla sua pubblicazione. Alla fine chiede informazioni su una possibile presunta copertina del medesimo disco ideata e disegnata da Dante Bighi.

Tutti restammo meravigliati. Nessuno seppe rispondere a tale domanda. E così si avviò una tanto fulminea quanto eccitante ricerca di informazioni presso l’archivio Bighi e presso alcune persone tutt’oggi viventi e amiche di Dante per capire se qualcuno ricordasse qualcosa circa una copertina di un disco per De André. Ma nulla sembrava venire a galla e nessun materiale venne ritrovato fino a quando, una grande sorpresa catturò tutti alla sprovvista, il ritrovamento non solo della copertina del disco Tutti morimmo a stento disegnata da Dante Bighi ma addirittura di un cofanetto in plastica, color ambra contenente il disco medesimo che nello specifico rappresentava il Volume II di tre dischi il cui packaging fu disegnato da Bighi con fotografie di Greguoli e testi di Cesare Romana. Patrizia Lucchini, una cara amica di Dante Bighi e del centro studi, conservava a casa sua un oggetto legato a una produzione discografica anche a lei ignoto e superfluo. Così lo consegnò nelle mani del centro studi.

imm 01 LA TRILOGIA

Speditamente iniziò un lavoro di ricerca, confronto, osservazione e analisi del cofanetto che portò all’atto finale di attribuzione dell’oggetto a un progetto ideato e disegnato da Dante Bighi la cui copia unica conosciuta, nel panorama discografico, la si trova oggi solo al Museo dei Cantautori in via del Campo a Genova.

Successivamente all’identificazione del disco e al riconoscimento di originalità dell’artefatto iniziò un lungo ed entusiasmante scambio di email e di messaggi su whatsapp che lega Claudio Sassi, curatore dell’opera editoriale, il carpigiano Odoardo Semellini e Maurizio Bonizzi, responsabile del centro studi. Un piccolo brano di questa entusiasmante scoperta e dell’inattesa amicizia è riprodotto come incipit di questo testo.

Il ritrovamento del cofanetto andava ben oltre quanto si potesse prevedere. Il curatore fu entusiasta, il centro studi attonito. Se tra gli obiettivi del libro vi era anche quello di narrare come Fabrizio De André fu artista tra artisti e come, nel secolo passato, molti progetti nascevano a più mani in cui artista grafico, produttore, etichetta, poeti, cantautore, filosofi si compenetravano nei loro operati, ecco questo progetto/prodotto ne era proprio la riprova.

IL PROGETTO CREATIVO
Il lavoro di packaging si direbbe oggi, ossia di confezionamento del concept album Tutti morimmo a stento e dei Volume I e III, di Fabrizio de Andrè, fu opera nell’opera.

Infatti, oltre all’autore, all’anarchico poeta, alla casa discografica, al fotografo vi era un artista grafico ormai già maturo nell’età e nella professione che ideò un cofanetto in plastica traslucida color ambra di dimensione 33,5×33,5 cm dagli angoli stondati, simile a una scatola per pellicola cinematografica. Una cofanetto dal linguaggio moderno, anticipatore dello stile affermatosi negli anni ’70, che lasciava trasparire l’immagine di un oggetto prezioso senza peraltro distinguerne nettamente i contorni. Una sorta di metafora sfumata dell’immagine di De Andrè stesso.

imm 02 IL COFANETTO

Autore di questo Art Work fu il nostro Dante Bighi, già attivo in quel periodo con progetti per l’immagine coordinata per Philips, marchi milanesi come “Audiovisualprogram” per Advanced Art srl,  Phonola, per Fimi spa e Domenica sportiva per Gamma Film Rai, i cui materiali tutt’ora sono custoditi e conservati qui, a Villa Bighi di Copparo, nell’Archivio del centro studi.

imm 03 marchi del periodo in medesimo ambiente

imm 03 bis

Il cofanetto, prodotto dalla Belldisc Italiana spa, fu per Dante Bighi uno tra i più importanti lavori di graphic design applicati nel campo artistico della musica e dell’audio visivo. Questo oggetto, a tutt’oggi rarissimo, contiene tutte le peculiarità che permettono di riconoscere la cifra stilistica di Dante Bighi. Dall’utilizzo del carattere tipografico Helvetica che usava come alternativa al suo tanto amato Avant Garde Gothic, alla distribuzione dei testi in colonne sottili e giustificate a blocchetto, al titolo giocato con continui ritorni a capo delle parole, la scelta dei tagli fotografici dei ritratti dell’artista trattati in bianco e nero o a colori con forti sgranature, con un rumore molto evidente nei neri a sostituire le ombre e le sfumature dei grigi. Cifra stilistica che si ritroverà in Milano Vive, Libro Oggetto realizzato da Bighi nel 1973, e nel disegno grafico di “D’Ars Magazine” di cui fu direttore artistico.

La realizzazione di questo cofanetto non tratta solo di una produzione artistica, è anche testimonianza di una lunga amicizia, che proprio negli anni ’60 nacque e si consolidò, tra il grafico Bighi e l’amico Antonio Casetta, fondatore nel 1959 della casa discografica Bluebell, quindi Belldisc entrambe confluite nel 1970 nella Produttori Associati per la quale Dante Bighi realizzò il logotipo usando in questo caso l’amato carattere tipografico Avant Gard. Negli stessi anni inoltre, per l’etichetta di ricerca sperimentale “OFF”, il cui marchio fu sempre progettato e realizzato da Bighi (1970), egli disegnò altre copertine di LP di Duilio Del Prete e Beppe Chierici che cantava Brassens.

imm 04 MARCHIO PRODUTTORI ASSOCIATI

 

imm 05 MARCHIO OFF imm 04 bis MARCHIO APPLICATO SU DISCO

E poi ancora per la Produttori Associati disegnò nell’autunno del 1970 (2a edizione Produttori Associati – 1a tiratura fotografia bianco e nero) la grafica della copertina del LP e concept album tratto dai Vangeli apocrifi La buona novella. Anche in questo caso il linguaggio di Bighi è evidente nei continui ritorni a capo dopo ogni singola parola, nel gioco tipografico delle 3 “a” del titolo, e nell’allineamento delle bacchette delle singole lettere componenti il nome di Fabrizio De André in minuscolo con carattere helvetica bold-type.

imm 06 LP BRESSENS

imm 07 LA BUONA NOVELLA

Negli stessi anni, con gli amici Antonio Casetta e Pierre Restany, autorevole critico d’arte francese e fondatore del Nouveau Réalisme, Bighi fece diversi viaggi in India di cui si possiedono testimonianze filmate e disegnarono un travolgente viaggio-progetto dal titolo Tropico del Capricorno purtroppo mai portato a termine.

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LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO

Oggi tutto questo, e ben altro di più, è raccontato all’interno dell’opera dal titolo Tutti morimmo a stento, il sessantotto di Fabrizio De André che Claudio Sassi e Odoardo Semellini hanno scritto per la casa editrice Lampi di Stampa e che sarà presentato sabato 1 settembre 2018 presso la Biblioteca Civica di Cameri a Novara e successivamente sabato 8 settembre 2018 presso la Casa dei Cantautori di via del Campo a Genova.

Il libro è disponibile contattando direttamente Claudio Sassi alla sua mail claudiosax [at] libero.it oppure online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, libreria universitaria).

imm 09 IL LIBRO